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Elena Bossi - +39 335 6515419

L’obesità  è una condizione che favorisce l’insorgenza di patologie cardiovascolari, diabete e alcuni tipi di cancro.

Il problema è particolarmente grave quanto riguarda bambini e adolescenti, perché più del 60% dei ragazzi obesi rimane tale in età adulta.

L’obesità non colpisce più solamente i paesi ricchi, ma anche zone dove qualche generazione fa a  preoccupare era piuttosto la denutrizione.  Nel mondo gli obesi sono in aumento nei paesi con economia in crescita, dove il junk food sta diventando di casa. Nelle favelas di Fortaleza, nel nord del Brasile, imperversano i cibi confezionati. Prodotti ricchi di sale, zuccheri e grassi, che conquistano con il gusto invitante e i prezzi accessibili. Negli ultimi 10 anni in Brasile il numero degli obesi è aumentato del 20% e ogni anno a 300.000 persone viene diagnosticato il diabete di tipo due, legato al sovrappeso e alla cattiva alimentazione.

Il marketing delle multinazionali impatta anche sulle tavole di Cina, India e su quelle degli indonesiani, che hanno visto il tasso di obesità infantile triplicare in 10 anni.

Numerosi studi hanno evidenziato quanto povertà e disagio sociale vadano di pari passo con uno stile di vita poco salubre e un’alimentazione squilibrata. Motivo? I cibi ‘sani’ costano di più.

Le famiglie a reddito più basso sono di solito quelle meno ‘educate’ a distinguere cibi sani da cibi spazzatura, e quindi più facile preda del marketing: il junk food costa poco e piace. E’ quindi comprensibile che abbia successo. Sarebbe auspicabile una tassazione che penalizzasse gli alimenti non salutari e premiasse quelli più sani.

Notizia positiva: le Nazioni Unite hanno dichiarato il periodo 2016- 2025 ‘Decade of Action on Nutrition”.  In questo periodo cecherà di avviare politiche mirate. Fra le azioni previste: presenza di cibo sano nelle istituzioni pubbliche, introduzione di etichette più esplicative, misure di tassazione delle bevande dolci, limitazione del marketing destinato ai  bambini.